Studente all’Accademia di Belle Arti, Kounellis, originario del Pireo, si trasferisce a Roma, alla fine del 1956, ivi concludendo gli studi. Riconosciuti maestri Burri e Fontana, così quanto Pollock, per l’azione di rottura dei confini dello spazio rappresentativo da loro compiuta, ed opponendosi al clima Informale, Kounellis mette a punto il suo alfabeto di cifre, lettere e segnali stampati con smalto nero su lenzuoli che venivano appesi ai muri e che proporrà alla sua prima mostra personale, alla galleria La Tartaruga, nel 1960.
In questione era la ricerca di una nuova spazialità che l’artista scopre in un quintale di carbone ammucchiato in un angolo del suo studio. Da allora l’opera di Kounellis vivrà nel rapporto tra due opposti principi, quello della struttura e quello della sensibilità. L’inserimento nell’opera di oggetti provenienti dal mondo, un tratto di profonda sintonia con la poetica poverista, si articola in lui secondo i due principi costitutivi e giunge al prelievo della natura vivente (i famosi cavalli della Galleria L’Attico, del ‘69 ma anche uccelli in varie occasioni). Le tensioni dialettiche che si mettono in azione in un’opera di Kounellis sono costitutive di uno spazio che è artistico e mentale.
Ed è questa intenzione al mondo che, negli anni ‘70, prenderà i tratti della storia, della memoria storica: senza mai accedere al racconto, l’opera dell’artista sarà sempre più intervento diretto nel dibattito storico, nella formazione mentale del concetto di storia. A tutto ciò si contrapporrà il fuoco, simbolo di vitalità e della perennità del cambiamento: una contrapposizione come tra mito e storia.
L’opera di Kounellis è stata subito riconosciuta dal mondo artistico e non si contano le mostre allestite da questo lavoratore infaticabile nel mondo intero. Al pari la sua opera è stata fatta oggetto di studio fondamentale dagli studiosi e critici del contemporaneo.
In Italia l’ultima grande esposizione dell’opera di Kounellis si è tenuta al Museo Pecci di Prato, per la cura di Bruno Corà, nell’estate del 2001, accompagnata dall’ennesimo e ponderoso catalogo.
Ultima mostra in Italia: Jannis Kounellis, a cura di Bruno Corà, Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano, settembre 2006.
Recente pubblicazione di riferimento: J. Kounellis, uesto di Bruno Corà, Edizioni “Il Ponte” Firenze, 2007.
Ovunque Kounellis afferma una sola volontà: l’artista è un costruttore di segni che dispone nell’immagine secondo una coscienza di radicale responsabilità eversiva e civile, secondo un’ideologia che testimoni una identità in possesso di una lingua idonea a nominare una storia. il suo è un peregrinare attraverso le forme, i colori, gli odori, attraverso gli elementi primari della natura e della materia da trasformare in energie poetiche, attraverso i meccanismi dell’immaginario, del mito, della cultura, degli ideali classici e religiosi, delle passioni; l’itinerario della peregrinazione è percorso individuale che si identifica in epopea popolare, è odissea singolare e corale. A tutto questo Kounellis dà corpo con la tensione neoumanistica e da illuminista che accoglie nella propria dialettica anche la suprema idea divina. E’ per questo, a me sembra, che ad una ‘carboniera’ nata come forma plastica nello spazio e posta sul pavimento, sin dalla sua origine, è possibile nella mostra di Napoli dell’ 84 collocarsi in una nuova spazialità, ruotare e decantarsi in una nuova forma fatta in cera su rete metallica, ribaltarsi in una prospettiva diversa sul piano verticale di una lastra brunita di metallo posta al muro, insomma formalizzarsi e condensarsi in segno per un proprio processo di iconografizzazione; è per questo che la grande opera a parete esposta a Napoli interamente realizzata su supporto in ferro, ove figurano quasi come in una sintesi i passaggi che la ricerca linguistica di Kounellis ha compiuto negli anni tra l’ 82 e l’ 84 comunica una solidità ed una tensione propria alle opere in cui un artista rivela la consapevolezza del raggiungimento di alcuni risultati che coincidono con una storia che Kounellis non tradisce, anzi che non esita a riaffermare.
Bruno Corà, Jannis Kounellis: l’Umanesimo del reale nel tempo della virtualità, testo in cat. mostra: J. Kounellis, Esposizione di paesaggi invernali, (a cura di B.Corà), Palazzo Fabroni, Pistoia, 1993, Ediz. Charta, Milano 1993. Il testo cit. è a pag.20.