Dopo aver compiuto studi classici e frequentato una scuola di design in Giappone, all’età di 26 anni, nel 1966 Nagasawa lascia il Giappone e attraversa l’Asia e l’Europa. Raggiunta Bangkok per via mare, prosegue in bicicletta attraverso l’India, il Pakistan, la Malesia, fino alla Giordania, il Libano, la Siria e arriva in Turchia. Attraversa poi la Grecia e giunge in Italia: Napoli Roma Firenze Genova Milano, dove si stabilisce nel ‘67, per l’esattezza a Sesto San Giovanni, in una comunità di artisti, ed avvicinandosi ad un coetaneo in particolare, Luciano Fabro, già vicinissimo all’area poverista.
Pur avendo già al suo attivo una serie di lavori, soprattutto disegni, e di azioni, il lavoro artistico di Nagasawa trova una sua prima occasione di manifestarsi al Festival di Anfo, sul lago d’Idro, presso Brescia, con un’opera datata 1968. Il tema poetico dell’opera è tutto nella trasparenza: l’artista lavora sul vuoto, coniugando oriente e occidente. Nel ‘71 nasce un’opera, L’oro di Ofir, che pone in perfetto equilibrio semplicità quotidiana e idealità visionaria. E nel 1973 abbiamo la prima occorrenza del tema della barca, che occuperà l’artista per tutti gli anni Ottanta: La Piroga è una abitazione ed una architettura scolpita.
Il sodalizio con Fabro produce nel 1975 un testo a più voci, sulla rivista Data di Tommaso Trini, testo fondamentale per intendere le poetiche degli artisti, e una mostra, Mediterraneo, a Messina, con Trotta e Tonello.
L’anno successivo sarà la volta di Aptico, il senso della scultura, mostra a cura di Jole de Sanna, a Verbania-Pallanza, con Fabro e Trotta
Gli anni Ottanta vedono Nagasawa presente alla mostra di Flaminio Gualdoni La sovrana inattualità, al PAC di Milano nell’82, che intende porre la scultura al centro del dibattito artistico; ordina inoltre molte mostre personali, in particolare alla Galleria Cavellini di Milano, con l’importante mostra Luogo dei fiori; ed è invitato a Sonsbeek ‘86, mostra internazionale di scultura a Arnhem, dove propone una versione definitiva del tema della barca.
Gli anni Novanta vedono Nagasawa impegnato su un nuovo tema cruciale, quello della fontana, che lo condurrà in giro per il mondo, e molto spesso lo vedrà tornare in Giappone, sulla traccia di importanti commissioni pubbliche e private.
Ultima mostra in Italia: Hidetoshi Nagasawa, Torre di Guevara, Ischia (Na), luglio 2007.
Il lavoro di Nagasawa appartiene alla nuova fase di Restituzione del sistema dell’arte che si stabilisce in Italia dopo il 1950. L’indice delle sue opere propone con chiara evidenza un intero ciclo o civiltà di lavoro artistico che si riproduce in lui, dall’articolazione del gesto semplice all’esecuzione di bronzi monumentali. E’ umano e naturale chiedersi e chiedere:”Come mai tanto?”, perché un’apertura costruttiva così ampia da coprire secoli di esperienza e modificazioni? L’accelerazione della crescita dipende dalla collocazione storica dell’artista rispetto all’arte moderna che sta come un capitolo alle sue spalle. Per Nagasawa e per gli artisti con cui dialoga fare dell’arte consiste dare un assetto e un fondo essenziale per garantire un orizzonte costruttivo nell’arte. Restituire all’arte un ruolo armonico e globale è l’ambizione che anima l’impresa; questa si svolge per necessaria contrapposizione al modello di rarefazione e di perdita di spessore del concetto stesso di arte che perdura indisturbato nel circuito espositivo internazionale.
L’arte in Nagasawa si orienta rispetto a due poli: oriente e occidente. Non so esattamente come, ma occorre vincere l’abitudine mentale e fisica e vedere l’arte in atteggiamento corrente e cioé occidentale per valutare lo sforzo quasi inconcepibile di un uomo che pronuncia nello stesso tempo due proposizioni che si elidono: due metafisiche avversarie, non essere e essere, immobilità e fare trovano una possibilità di coesistenza in ogni sua opera. Ciascuna è una doppia opera che si squaderna verso est e verso ovest, si può leggere per esteso in entrambe le direzioni ed è ragione di una complessità ideativa ed esecutiva sempre ben visibile.
Elaborazione esecutiva esiste nella seconda attività di Nagasawa; alle spalle di questa c’è un ciclo di opere svolte sotto forma di “azioni” il cui senso è localizzato nella sua personale concentrazione. Le prime &azioni” hanno inizio nel 1968 con l’arrivo in Italia. L’arrivo in Italia è l’esito della più importante delle “azioni”, il viaggio a piedi e in bicicletta dal Giappone all’Italia durato un anno e mezzo (1966-67). L’azione è una prova di volontà e carattere (Nagasawa è un maestro di arti marziali) e nello stesso tempo celebra la congiunzione fisica delle due estremità opposte tramite lui.
Jole de Sanna, testo in cat mostra: H.Nagasawa, Luogo dei fiori, Gall. Piero Cavellini,