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Nasce a Boulogne-Billancourt nel 1938. Una formazione alla Scuola dei mestieri d’arte gli consente di apprendere le tecniche fondamentali della pittura e della decorazione. Il primo lavoro da professionista, una serie di pitture su legno per un albergo nei Caraibi, costituisce un “passage à l’acte” attraverso il quale si libera da tutte le influenze che potevano pesare sulla sua pratica artistica. Sceglie dal 1965 di utilizzare mezzi pittorici non convenzionali, gli ormai celebri tessuti industriali a strisce che servono da fondo alla sua pittura. Questa scelta risponde all’esigenza di oggettività e di impersonalità che egli ricerca. Alla fine del 1966, Buren costituisce con altri pittori,Olivier Mosset, Michel Parmentier e Niele Toroni, il gruppo BMPT che sconvolge le pratiche della creazione artistica attraverso una serie di manifestazioni basate sulla ripetizione sistematica di uno stesso motivo che si pongono radicalmente contro le tendenze artistiche parigine del momento, molto accademiche e strettamente legate all’École de Paris. Il gruppo si divide un anno dopo ma Daniel Buren prosegue questa riflessione lavorando non tanto sulla pittura quanto sullo spazio e il suo contesto, come “allargamento del campo visivo”. Nel novembre del 1967 Buren affigge direttamente sui muri di Parigi dei grandi fogli di carta a strisce verticali di 8,7 cm. Questo “outil visuel” (strumento visivo), invariabile, assume una forma e un senso solo se viene confrontato con il suo contesto, cioè “in situ”. La pittura viene dunque eliminata come pure l’oggetto (il quadro). La precisione, il rigore e la radicalità sono spinte all’estremo. “Ho capito che, se questo segno è totalmente neutro, impersonale, allora il lavoro stesso può diventare, al contrario, estremamente personale. Contano il collocamento del segno, la sua posizione e questo non può essere nient’altro che personale.” Daniel Buren ha realizzato nel mondo centinaia di interventi “in situ”, in ciascuna delle quali viene sottolineato un particolare del luogo. Gli interventi sono perlopiù opere effimere, accompagnate da testi descrittivi o da annotazioni esplicative. I rapporti con i committenti pubblici ha reso possibile la creazione di opere permanenti, fra le quali: Le deaux plateaux Cour d’honneur du Palais Royal a Parigi, Déplacement-Jallissement: d’une fontaine les autres Place des Terraux a Lyone, 25 Porticos:la couleur et ses reflets a Odaïba, nella baia di Tokyo. Altre opere permanenti appartengono ai maggiori musei d’arte contemporanea del mondo. |
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