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Giulio Paolini è nato a Genova nel 1940 e vive a Torino. Il suo lavoro viene dapprima contestualizzato nell’ambito dell’Arte Povera ma si connota subito di una dimensione concettuale che rimarrà costante in tutta la sua produzione come si evince fin dalla prima opera realizzata nel 1960: Disegno geometrico è una tela sulla quale l'artista ha tracciato la quadratura geometrica della superficie, procedimento preliminare a ogni possibile rappresentazione. A partire da questa prima riflessione sullo spazio della rappresentazione e lo statuto stesso dell'opera, Paolini ha sviluppato una complessa ricerca incentrata sui temi specifici dell’arte e progressivamente inerenti ad ambiti sempre più vasti che sottraggono unicità all’opera per conferire ad essa la capacità di alludere ad infinite esistenze possibili. Le sue opere improntate a una dichiarata teatralità mettono in scena l'attesa di un'immagine incognita, che alla ricerca di un modello, allo stesso tempo nuovo e antico, sfugge costantemente alla sua definizione. Tra le principali caratteristiche del suo modo operativo figurano la citazione, la duplicazione e la frammentazione, impiegati come espedienti per inscenare la distanza rispetto a un modello compiuto e per fare dell'opera un "teatro dell'evocazione". A questi procedimenti che attingono a un vasto repertorio di mitologie e memorie culturali, ricuperate attraverso la fotografia, il collage e il calco in gesso, fanno da pendant allestimenti articolati e compositi, imperniati su dinamiche additive (serialità, ripetizione, giustapposizione), centrifughe (esplosione e dispersione a partire dal centro) oppure centripete (concentrazione, sovrapposizione, incastro). L’uso frequente della citazione è sempre costituito da innesti testuali: opere riprodotte in fotografia, dipinti di altri artisti, calchi in gesso, antiche stampe, brani letterari. In Giovane che guarda Lorenzo Lotto (1967), il titolo integra l’opera basata sulla riproduzione a grandezza naturale del dipinto del Lotto “Ritratto di giovane” e trasforma per un attimo ogni spettatore in Lorenzo Lotto, a conferma del fatto che l’opera esiste solo nella visione di chi la guarda. L'incessante indagine paoliniana intorno alla definizione e alla ragione dell'opera verte anche con particolare insistenza sull'atto espositivo, inteso come momento fondamentale dell'incontro con l'opera; entrano in questione quindi sia il rapporto tra opera e spazio espositivo sia il comportamento che al suo interno assume lo spettatore.Dal 1964, l’anno della sua prima mostra personale alla Galleria La Salita di Roma, Paolini ha esposto in gallerie e musei di tutto il mondo. Le grandi antologiche nei musei prendono avvio verso la fine degli anni Settanta ma già dagli inizi del decennio partecipa diverse volte alla Documenta di Kassel e alla Biennale di Venezia.
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